Ciao. :-)
Ecco il terzo giorno.
Sveglia alla mattina presto, le 6 circa, senza sveglia. Direi un miracolo, a casa per svegliarmi entro le 9 devo puntare due sveglie.
E qui parte subito il dilemma: fermarci oppure no a Saint Vincent (in foto a sinistra)?Perché durante il check-in, ci hanno sconsigliato vivamente di fermarci, soprattutto a Chateaubelair, ci sono stati episodi di aggressioni notturne sulle barche.
Poi durante la crociera abbiamo imparato come stanno veramente le cose: a Saint Vincent ci sono delle piantagioni di marijuana, e la baia di Chateaubelair viene usata per farla uscire dal paese, quindi i nativi non vogliono turisti che curiosano nei loro traffici.
Le aggressioni servono solo a scoraggiare le persone dal fermarsi li, salgono sulla barca machete in mano e si fanno dare un po' di soldi senza farti nulla (se non reagisci, altrimenti...).
Infatti al ritorno ci siamo fermati a Cumberland Bay, abbastanza vicino, con parecchie barche alla fonda con cima a terra, e non ci è capitato nulla.
All'andata, però, abbiamo preferito non fermarci a Saint Vincent (coraggiosissimi!!!), e abbiamo optato per una breve sosta a Pitons Bay (pranzo & bagno & birre & ruhm, Le Gros Piton lo potete vedere in foto sulla destra) per poi tirare dritto fino a Bequia, con atterraggio notturno emozionantissimo. Siamo arrivati circa alle 22, sulle carte all'ingresso della baia erano riportati un cardinale ovest (scintillio con nove lampi, che segnalava un reef con banco di scogli affioranti dal nome emblematico di Devil's Table) e un altro fanale sulla nostra destra.
Ebbene, il cardinale ovest c'era, ma il fanale sulla destra assolutamente no, probabilmente portato via dal mare e mai ripristinato, quindi siamo entrati quasi alla cieca, affidandoci al GPS e tenendoci molto vicini al cardinale ovest.
Una volta dentro Admiralty Bay (in foto, a sinistra) avremmo dovuto trovare un faro a settori (verde, bianco, rosso) che ovviamente c'era ma non si vedeva, perso nelle luci del paese. Pure qui siamo avanzati alla cieca, tenendoci al centro della baia.
Non abbiamo trovato alcun gavitello libero, quindi da veri coccodrilli abbiamo dato alla fonda in mezzo ai gavitelli, confidando che l'aliseo non potesse girare.
Non ha girato, però questo non ci ha evitato di essere guardati malissimo da tutte le altre barche. A ragione, pure io avrei guardato malissimo una persona che avesse fatto questo, però in questo caso avevamo ragione... ;-)
Uno degli skipper (Fabio, un santo, aveva a bordo due coppie bolognesi alla loro prima esperienza a vela, con un bambino di sette anni soprannominato "Il Terribile" e due bambine di dieci e undici anni, sorelle, meno terribili) si era fermato a dormire a Pitons Bay, Marco invece ci aveva seguiti (e per la seconda volta è arrivato dopo di noi, ciccaciccacicca) e dopo una mezz'ora ha dato alla fonda al nostro fianco, attirandosi a sua volta le ire degli occupanti delle barche al gavitello, che si sono quasi dimenticati di noi.
Visto, è sempre meglio arrivare primi.
Mentre noi ci rilassavamo e rifocillavamo con prosciutto, patatine, arachidi, gin tonic e coca ruhm (l'acqua fa marcire i pali [1]), Raffaella, Roberto e Rosy sono andati a terra con il tender per vedere dove cenare, ma sono poi rientrati con la sconsolante notizia che i ristoranti avevano già chiuso le cucine (alle 23!!!), quindi si è provveduto a cenare in barca (con vino rosso francese procurato tramite Caribizz, l'acqua fa marcire i pali [1]) per poi andare a dormire, in modo da prepararci allo scontro titanico con la burocrazia di Saint Vincent and the Grenadines, che si sarebbe verificato il giorno dopo durante le pratiche di entrata.
[1] In ferrarese, "L'acqua la marza i pal", con riferimento al fatto che le bricole ("i pal") in acqua marciscono. Nota bene, anche in veneziano c'è una espressione simile, ma in questa sede non procederemo a dare l'esatta trascrizione fonetica e una analisi etimologica, si lascia allo studente come facile esercizio reperire queste informazioni e dimostrare la parentela linguistica delle due allocuzioni...
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